Colpo di testa alla libertà

Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Olanda.
Queste le prime cinque posizioni della classifica stilata nel 2017 dall’associazione “Reporters Sans Frontieres” (RSF) per la libertà di stampa nel mondo.

Il World Press Freedom Index, creato per la prima volta nel 2002 analizza, compara, classifica 180 Paesi nel mondo prendendo come metro di paragone il livello di libertà dei giornalisti. Basandosi sull’indipendenza dei media, sulla qualità del quadro legislativo all’interno del quale operano, sulla sicurezza dei giornalisti in ogni paese RSF disegna un quadro generale sul giornalismo mondiale. Non vengono prese in considerazione le politiche pubbliche e sociali di un paese anche se l’operato del governo può avere una forte influenza sulla posizione in classifica. Non è nemmeno un indicatore della qualità del giornalismo in ogni paese.

L’Italia quest’anno si piazza al 52° posto. Una posizione ottima se paragonata all’anno 2016 dove posizionati tra il Benin e la Moldavia ci siamo classificati al 77° posto. Tra gli stati europei siamo davanti solo a Grecia, Kosovo ed Albania. Nella descrizione che riguarda il nostro paese viene detto che “sei giornalisti sono ancora sotto la protezione della polizia a causa delle minacce di morte ricevute soprattutto da mafia e gruppi fondamentalisti. Il livello di violenza contro i giornalisti è allarmante [..] Anche i giornalisti si sentono sotto pressione e sempre più spesso optano per l’autocensura”.
Ora, tenendo conto dei fatti accaduti negli ultimi giorni non posso che essere curioso della posizione che avremo nel 2018.

Segnali d’allarme

 

Un paese in cui studenti occupano le aule dell’università Federico II di Napoli per impedire lo svolgersi di un convegno e negli stessi giorni un giornalista e un videomaker vengono aggrediti ad Ostia da un esponente del clan Spada, sostenitore di CasaPound, non è un paese in cui la libertà di stampa e di parola è salvaguardata. Evitando di soffermarsi su ideologie politiche di aggressori o aggrediti la cosa preoccupante sta proprio nell’atto di impedire al prossimo la possibilità di dire una opinione o di fare delle domande.
Questi attacchi non si rivolgono solo alle singole persone, già di per sé vergognosi, ma a tutta la categoria di giornalisti minacciando così la loro e la nostra libertà. Dovrebbe essere interesse comune proteggere l’Informazione e chi la divulga in quanto unico mezzo per raggiungere la Verità in maniera chiara, limpida ed imparziale. In un mondo in cui i media sono di parte, influenzati dall’opinione pubblica, minacciati ed aggrediti sarà sempre più facile che questi si avvicino all’autocensura e raccontino con maggiore superficialità e paura.

“..politici come Beppe Grillo del Movimento Cinque Stelle (continua la descrizione di RSF sull’Italia) non esitano ad esporre pubblicamente i giornalisti che non amano. [..] Molti giornalisti, soprattutto nella capitale e nel sud del paese, dicono che sono ancora sottoposti a pressioni da parte di gruppi mafiosi e bande criminali locali.”
Non resta che rimanere in attesa nel nuovo World Press Freedom Index 2018 con la certezza di dover lasciare più di qualche posizione e magari finire come gli ultimi dei paesi europei.

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