Melilla, Il Truman Show africano – 2

Seaheaven, la città nella quale è ambientato “The Truman show”, è circondata da una bolla di cemento e acciaio dalla quale non si può né uscire né entrare, il giorno e la notte sono artificiali così come il mare ed i fenomeni atmosferici. Tutto è deciso in maniera arbitraria da Christof, il regista-burattinaio del programma televisivo. Come quest’ultima, Melilla è stata recintata agli inizi degli anni ’90 per cercare di fermare o diminuire il flusso migratorio proveniente dai paesi dell’Africa Sub-sahariana.

Attraverso le enclavi spagnole scorre infatti la “Western Mediterranean route” (Frontex), una tratta percorsa nel 2015 e 2016 da un totale di 30.000 migranti. La particolarità di questa rotta è che non prevede l’attraversamento in barca del Mar Mediterraneo, molto rischioso e costoso. I migranti che non posso permettersi economicamente di pagare i 1000-2000 euro agli scafisti percorrono questa rotta, sono dunque i più poveri tra i poveri, i più disperati tra i disperati. Così affermano due ragazzi della Guinea di 18 e 19 anni, arrivati in Marocco in gennaio ed entrati in Spagna ad aprile dove devono rimanere per un totale di sei mesi prima di essere trasportati nella penisola iberica. Camminano sotto l’impressionante recinzione che delimita l’Europa e mi domando cosa provino ora a stare liberamente sotto quella che fino a poco tempo fa rappresentava il confine tra la sofferenza e la libertà.



“Quieres una foto?” dice Juan Antonio Martin Rivera, dell’ufficio stampa della Guardia Civil: un uomo robusto, senza divisa, con l’aspetto da capocantiere appassionato al vino. Mi mostra orgoglioso la recinzione nel Pino de Rostrogordo, il punto più a Nord dove acciaio e filo spinato terminano a strapiombo sul Mar Mediterraneo. Le barriere di separazione sono così composte: una prima recinzione di 2m circa coronata da filo spinato con pattuglie dell’esercito marocchino ogni 500m, un fossato profondo circa 5m, una seconda recinzione marocchina strapiombante e spinata alta 6m ed una spagnola della stessa altezza verticale fatta di una rete così fitta da oscurare il sole, infine la Guardia Civil che controlla il confine con telecamere e sensori di movimento. La domanda sorge spontanea: con così tanti controlli, ostacoli e pericoli come è possibile che i migranti sub-sahariani continuino a saltare le recinzioni? Come già scritto vi ricordo che… tutto è deciso in maniera arbitraria…


La pressione marocchina

 

Melilla è una città spagnola immersa in territorio marocchino che non produce, che non esporta, che non ha potere. In questo
angolo di Europa, è il Marocco a comandare. L’esercito marocchino sa benissimo dove i migranti vivono prima di tentare il salto, riesce a controllarli e a bloccarli, solo che non sempre lo fa. Usa questo flusso migratorio per gestire la pressione sull’enclave e quindi sul governo spagnolo e sull’Europa; la città e il suo CETI (Centro temporaneo per migranti) sono sovraffollati e nuovi arrivi equivalgono a nuovi problemi. Quando gli accordi tra i due stati sono solidi e fruttuosi in centinaia tentano il salto e non uno riesce a passare (800 hanno tentato di entrare a Ceuta il 4 Luglio 2017 e nemmeno uno è passato), quando invece il Marocco vuole chiedere qualcosa al  governo Spagnolo come aiuti economici, agricoli, lasciapassare per i portadores ecc.. le maglie si aprono e i migranti riescono ad entrare.


A Melilla la Vieja nel frattempo la visita guidata si è conclusa, Josè congeda i visitatori ricordando che, se anche la città ha dovuto affrontare varie angherie nel corso dei secoli loro rimangono e rimarranno sempre spagnoli. I turisti tornano nei loro alloggi soddisfatti portando con sé il ricordo di una città serena, pacifica e tranquilla. Il fatto è “che crediamo nella realtà per come ci viene presentata” (The Truman show) senza spingersi oltre, senza ricercare una nostra più profonda, più vera e personale Verità. È tempo che ognuno di noi capisca in che mondo viviamo e si renda conto che siamo condizionati da ciò che ci sta attorno e da chi vuole renderci sordi e cechi di fronte alla realtà. In ognuno di noi c’è una parte di Truman Burbank ma con consapevolezza e determinazione possiamo fuggire da questo sistema e tornare ad essere liberi.


No Comments

Post a Comment