Melilla, Il Truman Show africano

Casomai non vi rivedessi buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

Comincia con queste battute il “The Truman show”, film del 1998 diretto da Peter Weir ed interpretato da Jim Carrey. La pellicola candidata a tre premi Oscar si basa sulla storia di Truman Burbank che ignaro, vive all’interno di un immenso studio televisivo circondato da attori ed osservato da milioni di telespettatori ventiquattro ore al giorno. Questa la sensazione che si ha una volta arrivati a Melilla, l’enclave spagnola nel nord del Marocco, una città di 73mila attori in un set cinematografico costruito per il turista.
A Plazas de Las Culturas Josè spiega ai pochi presenti le particolarità di Melilla La Vieja, la città vecchia, e la suastoria. Colonia fenicia dal 72 d.C. passò sotto il dominio romano, mussulmano e poi marocchino fino al 1497 quando venne occupata dagli spagnoli della Reconquista, da allora ha subito molteplici tentativi di annessione da parte del Marocco. Con una superficie di 12 km2 si presenta come una città spoglia, vuota, disabitata. Nelle piazze, panchine rovinate dal tempo sperano invano che un passante si sieda mentre sembra quasi di sentire le risate di bambini che si rincorrono all’ombra dei pochi alberi verdi e rigogliosi.



Allontanandosi dal centro città invece la situazione cambia. Dalla desolata Spagna i pochi chilometri che separano la città vecchia dal confine con il Marocco conducono dritti al cuore di un altro Paese. Cambia tutto, le persone, la lingua, l’ordine, gli edifici: un uomo disteso mette insieme i pezzi del motore della sua auto così battuta da non avere più forma, un altro litiga con tre agenti della Guardia Civil, una colonna di decine e decine di auto suonano e strillano per passare per primi, accanto due ragazzi dormono distesi su  dei cartoni all’ombra di una palma. Sulla sinistra il puesto fronterizo di Beni-Enzar, la dogana internazionale tramite la quale si entra in Marocco; sulla destra un grande spiazzo sabbioso dove un formicaio di uomini, donne velate, giovani e vecchi si allineano fino a formare una fila lunga mezzo chilometro.

I portadores

Sono i “portadores” che ogni giorno fanno la spola tra Spagna e Marocco portando sulle spalle chili mercanzia e sui volti la fatica del loro lavoro. Melilla, come la vicina Nador in Marocco non ha alcun tipo di produzione ed esporta solo merce importata a sua volta. Dalla penisola iberica arrivano navi cariche ogni giorno: scarpe, cibo, alcool, carta igienica, ruote vengono scaricate al porto, trasportate su dei furgonicini fino alle dogane di Beni-Enzar e Barrio Chino ed esportate a spalla dai portadores. Le merci potrebbero tranquillamente passare per la dogana carrabile ma verrebbe applicata una tassa che per quella pedonale non è prevista.


Dal lunedì al giovedì, dalle 9.00 alle 12.00 la colonna stanca ed urlante conta fino a 7000 persone coordinate dagli agenti della Policia Nacional che non si fa scrupoli ad usare i manganelli per snellire il traffico. Un uomo di 62 anni carico di rotoli di scottex confessa che il guadagno per ogni viaggio tra Europa e Africa è di circa 10 euro e che ogni giorno riesce a compierlo quattro o cinque volte ma dipende; ha la faccia stanca e segnata dal lavoro. Dietro di lui un uomo dal passo incerto si aggrappa ad un compagno, toglie gli occhiali scuri rivelando due fessure: le pupille bianche, opacizzate dalla cecità sono incorniciate da un volto sfinito e da una lunga cicatrice sulla guancia destra.


Juan Antonio Martin Rivera, l’addetto stampa della Policia Nacional, mi rivela che alcuni di questi portatori sono spagnoli residenti a Melilla che senza la speranza di un lavoro sono costretti a fare questo per sopravvivere. Nel 2016 la città ha fatto registrare il più alto tasso di disoccupazione in Europa insieme alla sorella Ceuta, rispettivamente 69,1% e 63,3%, la maggior parte dei cittadini è impiegata negli uffici pubblici e riceve un sussidio affinché rimanga residente nell’enclave.

Continua…
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